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Francesco Viola

Nonno e nipote assistono entusiasti alla prima scena di pioggia nella loro vita.

Di notte c’erano le stelle. Il quadro climatico del primo episodio, tra finzione e realtà.

Di notte c’erano le stelle, primo episodio della web serie The Shifters, mostra uno scenario apocalittico. I ricercatori lo definiscono in questo modo, consapevoli che dietro l’enfatizzazione narrativa si nasconda la verità di quanto potrebbe accadere domani e di ciò che forse, in certe regioni del mondo, è già realtà.
Così, l’aumento della temperatura potrebbe comportare una modifica dell’intero regime climatico del nostro pianeta. Aree prima aride diventeranno estremamente piovose. Si intensificheranno fenomeni di lunga durata, eventi persistenti come la nebbia; piogge intense, temporali copiosi e di breve durata potrebbero caratterizzare lo scenario climatico dei prossimi decenni.

Le previsioni non parlano di un futuro remoto e distante. Ma di un presente prossimo per la frequenza con cui oggi questi eventi mostrano la loro forza dirompente in certe aree del mondo. Come accade nelle coste degli Stati Uniti d’America, oggi devastate periodicamente da uragani e altri fenomeni di forte intensità, o come già sta accadendo in alcune regioni di Italia dove a pochi istanti di pioggia intensa succedono lunghi periodi di siccità.

La scienza spesso fa delle previsioni, alcune di breve, altre di lungo termine, intorno al modo di vivere, di nutrirci, di stanziarci in un luogo o spostarci altrove in base alle condizioni climatiche. La scienza può comprendere prima di chiunque altro la condizione generale di salute delle popolazioni nel corso del tempo, l’evoluzione delle società, la prosperità economica di un territorio. Le previsioni al riguardo servono ad orientare le abitudini. A volte portano ad abbracciarne di nuove, modificando pratiche che ormai non si addicono più ai tempi che corrono.

Così il quadro climatico della prima puntata, nei toni foschi e cupi in cui è stato raccontato, nasconde, anche se solo in parte, alcune di queste previsioni, ipotesi di come andranno le cose se non ci sarà un’inversione di rotta.

Il pericolo dell’assuefazione, dell’abitudine e del torpore rispetto al cambiamento.

Il primo episodio spinge all’azione e al cambiamento come antidoto contro il pericolo del torpore, un’assuefazione alle situazioni straordinarie (piogge intense, siccità, uragani, etc.) divenute invece la norma. Le ricerche del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e architettura dell’Università di Cagliari hanno così determinato le caratteristiche scenografiche della storia, la sua ambientazione e le drammatiche condizioni di vita alle quali i protagonisti, Bruno e Lorenzo, si inseriscono, ormai da molto tempo.

Il nonno non ha mai visto le stelle, la pioggia è un vago ricordo, le risorse sono sempre state scarse. E l’arte di arrangiarsi sembra aver assunto i connotati della rassegnazione permanente. Le cose sono sempre andate in quel modo, dunque. Pensare di poterle cambiare sarebbe un’utopia.

La vecchia generazione nel corto si mostra arrendevole, disarmata davanti a una situazione considerata immutabile. Di notte c’erano le stelle racconta anche questo eccesso, le deformazioni della distopia, il peggiore dei mondi possibili, l’opposto rispetto a quello che invece ci augureremmo. Lo fa con l’intento di scuotere la coscienza collettiva, mostrare scenari diversi e analoghi. Probabilmente non assisteremo mai all’assenza di pioggia in tutto il globo per intere decadi. Ma episodi di siccità intensa colpiranno certamente vaste aree del mondo in futuro, sempre di più rispetto ad oggi. Modificando, inoltre, non solo gli equilibri climatici, ma anche quelli geopolitici, delle migrazioni di intere popolazioni alla ricerca di condizioni di maggiore vivibilità in zone differenti da quelle d’origine.

Ricerca e sceneggiatura a confronto.

C’è un fondo di verità in tutte le riproduzioni della realtà. The Shifters si ispira alla verità della ricerca ma la trasforma in fiction, narrazione allo stato puro, per evidenziare le storture del presente, per segnalare aspetti controversi che un domani potrebbero trasformarsi in catastrofe, esattamente come racconta il cortometraggio. Enfatizzare certi elementi serve dunque alla narrazione per fare presa emotiva sul pubblico, scuotere le coscienze dal torpore. D’altronde The Shifters, con il suo primo episodio, si serve di metafore per arrivare al dunque e scongiurare in questo modo pratiche che potrebbero avvicinarsi a scenari terribili, distopici.

Per questo gli sceneggiatori all’interno del corto non sempre sono stati fedeli alla riproduzione identica del dato scientifico, trasposto per l’occasione in immagini all’interno di una storia, tramite l’alterazione di dettagli scientificamente inesatti.

The Shifters, dunque, caricaturizza alcuni aspetti per aumentare la portata del loro pericolo. Per fare leva ancora una volta sui sentimenti e far percepire così l’importanza del rischio a cui si potrebbe andare incontro senza un cambiamento di rotta.

L’acqua.

Nell’episodio si fa riferimento a una dotazione idrica di un litro per famiglia, uno scenario altamente improbabile se si pensa ai parametri riportati dalla letteratura, in altre parole almeno 40 litri necessari alla sopravvivenza quotidiana rispetto a tutte le funzioni riguardanti il bere, la pulizia, e la preparazione degli alimenti.

La pioggia.

La siccità nel corto è portata alla sue massime conseguenze. Questa è l’altra caricatura scenografica che si allontana dalla realtà scientifica. Il nonno Bruno dichiara di non averla mai vista, la pioggia. Un espediente narrativo per dare risalto a uno dei pericoli in cui potrebbe incorrere la società contemporanea senza l’abbandono di pratiche poco sostenibili.

La raccolta.

Il secchio d’acqua nell’arco di pochi minuti riesce a convogliare un quantitativo d’acqua pari almeno a 50 centimetri. Una situazione anche questa volutamente irreale se si considera la media di 700 millitri d’acqua all’anno rilevati per precipitazioni piovose nella città di Cagliari. Ma anche in questo caso la resa ha soddisfatto le esigenze sceniche per raccontare la probabile avvenuta di piogge intense, temporali copiosi e di breve durata che potrebbero caratterizzare lo scenario climatico dei prossimi decenni.

Scopri di più su The Shifters

Maria Chiara Di Guardo – Prorettore all’innovazione e al territorio, Micaela Morelli - Prorettore alla ricerca e Roberta Vanni – Direttore del CESAR raccontano le dinamiche che hanno condotto alla realizzazione di un progetto crossmediale sulla terza missione dell’Università degli Studi di Cagliari.

Guarda il trailer di progetto

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