È interdisciplinare l’Università di Cagliari. I saperi variegati si intrecciano al suo interno per restituire un quadro sfaccettato ma allo stesso tempo armonico di quel panorama disciplinare. La sfida per The Shifters è stata e continua ad essere quella di raccontare la scienza, la ricerca e l’innovazione secondo i linguaggi molteplici che la comunicazione transmediale mette a disposizione.

Un’unica meta

Che si parli di storia, sociologia, medicina o ingegneria, il finale è sempre lo stesso. Lo spoiler è questo: non importa quale sia il settore di applicazione di una o più ricerche, quanto siano settoriali i linguaggi.

Se il punto di partenza è differente e ancora di più lo sono le diramazioni in corso d’opera, identica invece, sempre e in ogni caso, è la meta. Nonostante le differenze settoriali, l’obiettivo da perseguire è l’utilità per la società, per il territorio.

C’è una sorta di morale alla base: non importa quello che fai, ma perché lo fai e con quale scopo.

La visione del fare ricerca

Il dialogo con i ricercatori, durato mesi e mesi, ha restituito questo messaggio. C’è sempre un perché legato alla ricerca, ciò per cui ogni ricerca si distingue per tematica, processi innovativi messi in campo e altri aspetti che la rendono per questo settoriale. Ma allo stesso tempo c’è una visione delle cose, il modo in cui, nonostante la particolarità dei domini circoscritti da ogni disciplina, alla fine la meta sia sempre quella e mai un’altra.

Chiunque abbia interloquito con noi ha parlato di un obiettivo comune: il benessere della società, il progresso di un territorio, il cambiamento del domani grazie al sapere, l’ingegno e gli sforzi presenti, senza mai dimenticare quello che è stato in passato, naturalmente, una premessa ineludibile non solo per l’oggi ma per il futuro stesso.

Sono diversi anche i percorsi, i motivi a volte casuali, a volte voluti, per cui i ricercatori hanno intrapreso una certa strada. Ma in filigrana ancora una volta c’è un filo rosso, il punto in comune fra tutte le intenzioni specifiche: la ricerca è una missione, un sacrifico, un lavoro che sottrae talvolta tempo ed energie alla vita privata, per dare risalto alla ricerca stessa, al futuro di quei risultati, al loro successo, nei termini di ciò che favorirà il miglioramento delle città, delle comunità, degli stati e delle nazioni.

Un racconto sfaccettato

Sembra un esercizio di stile alla maniera di Queneau quello che raccontano gli scienziati, avanguardisti della scienza, del sapere e dell’innovazione. Il macrouniverso della ricerca è un fatto da raccontare.

Ci sono ricercatori che spiegano la cronaca della scienza con un linguaggio forbito, ricco di metafore. Poi c’è chi quel fatto lo racconta con i numeri. Chi invece con i materiali, altri con le immagini. Qualcun altro tramite le storie e gli accadimenti del passato. O ancora attraverso un’indagine economica, imprenditoriale, epidemiologica, medica e così via.

Ma il fatto in sé e per sé è quello e rimane tale nonostante la diversità dei linguaggi utilizzati, nonostante ogni singolo esercizio di stile di tutti i ricercatori.

Multidisciplinarità e transmedialità

L’Università li racchiude tutti quei linguaggi complessi che sono azioni, studio, dati, risultati, applicazioni concrete nel territorio. La multidisciplinarità di un Ateneo è soprattutto questo quindi, la congiunzione di tanti saperi, la valorizzazione dei linguaggi specifici e la restituzione fedele di ogni specificità.

Anche nel caso di The Shifters la narrazione della ricerca è metaforicamente un esercizio di stile. Non esiste un solo modo per restituire all’esterno il potenziale dell’Università. Si può dire e mostrare in modi differenti, variegati ed eterogenei, sfruttando le possibilità che la comunicazione mette a disposizione.

Come è già accaduto tramite il cinema, il blog, i podcast, i social. Esercizi diversi ma infine identici nell’obiettivo da perseguire: veicolare un messaggio, spiegare chiaramente, per tutti, i perché e l’importanza della ricerca.

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